3° CAMERATA 2° PIANO

1) PICCHI GUGLIELMO

Ex anarchico e frequentatore di centri sociali, si convertiva ad un noto partito di centro-destra, nelle cui fila si faceva eleggere (grazie a clamorosi brogli elettorali) consigliere circoscrizionale, pur di strappare vergognosi permessi per partecipare (?) a fantomatici consigli e avere come destinazione Firenze. Ma il sacro fuoco della ribellione rimaneva inestinto: le sue vestizioni mattutine e le sue libere uscite sono ai limiti della credibilità e oltrepassano abbondantemente quelli della legalità.

2) PIERRO GIANPAOLO

Detto l'untore, diffuse il terribile morbo in tutto il secondo piano mietendo numerose vittime fra i giovani paladini dell'arma. Non pago di cotanto orrore il novello stregone con misteriosi filtri disseminava un male diverso fra gli amati ospiti del terzo piano.

3) PORPORA FRANCESCO

Fulgido esempio di virtù militari giustificava ogni vessazione da parte degli S.ten con la frase: "Siamo militari!". Mitigò la sua tendenza istintiva al sommergibilismo inserendosi quale voce dispari nel coro della chiesa.

4) PORTA RICCARDO

Per i primi quindici giorni si rinchiuse in un mistico silenzio, poi di mistico rimasero solo le stimmate ai piedi che gli procuravano la caratteristica andatura da profugo afgano. Compilatore, 1° e 2° revisore hanno deciso di redigere per lui una sola nota caratteristica, il modello L come lucchetti.

5) PRETOLANI FILIPPO

Perennemente in licenza, in uno dei suoi sporadici soggiorni alla SGA-SAAM fu selezionato come allievo scelto... ma da chi? Investito della carica si distinse come un radicale conduttore della compagnia; si ricordano: l'introduzione del doppio obliquo, manovra ardita quanto perigliosa, la chiamata del passo rigorosamente sul piede destro con conseguente effetto flamenco, conteggio della forza con raccapriccianti margini di errore.

6) PROCACCINI GIANMARCO

Racchiudere quest'uomo in poche righe non è opera da comuni mortali. Impiegava i pochi secondi antecedenti al contrappello a lanciare sul soffitto le pantofole per abbattere le zanzare ed i minuti successivi prima del comodi a letto a grattarsi con foga la nuca preso da spasmodici pruriti. In aula distribuiva il suo tempo fra lo studio matto e disperatissimo delle sinossi (da cui l'appellativo di sinossico) e interventi improvvisi e violenti che andavano contro tutto e tutti. Si contendeva con Nozza il primato per il taglio delle spese per il gala con la mitica frase: "Io non li caccio".

7) RAMINI CLAUDIO

Perennemente disperato per un eventuale destinazione fuori dalla cerchia delle mura dell'Urbe, compilava statini e classifiche e calcolava ogni giorno le probabilità di tornare nella capitale. La sua condotta nell'arco del corso fu contrassegnata da un escalation disciplinare verso la consegna di rigore facilitato dall'amicizia di Procaccini.

8) RANIERI MASSIMILIANO

Più che un sommergibile era un sottomarino. Sul piazzale A.U.C. il suo nome si udiva solo per una serie interminabile di corvée; in aula Fougier i suoi unici interventi erano per farsi volontario per i servizi h24 festivi (compresi giuramenti e pernotti), a tanto arrivava la sua paura per le corvée; in sezione il suo unico ingresso fu per discutere un biglietto di punizione preso dal suo vicino di branda Ramini.

9) RAPISARDA GIANCARLO

"Ittati sangu da carina, fativi 'n giro a 'villa Bellini, v'abballu supra a' panza, vi scippu i cannarini!"; così esplose vomitando tutta la sua ira vedendo il suo letto sbrandato. Ma l'espressione che lo caratterizzò per tutto il corso fu "siti 'na camurria" che intercalava in ogni suo discorso. L'indole focosa di siculo verace si rivelò quando ritenendosi ingiusta vittima di un sorteggio a suo dire "superficiale", che lo escludeva dal concerto dell'idolo Carboni, diede in escandescenze in aula, regalando a tutto battaglione un ricco 16 più 2.

10) REA ROBERTO

Coltivava la sua barba avendo come modello Franco Battiato del quale canticchiava continuamente le canzoni più culturali (non per niente era un cultore delle belle lettere), arrivando a tentare pure la dizione sicula. Il collega a fianco Rapisarda gli forniva in proposito preziosi consigli. Accanto alla sua barba aumentavano la sua magrezza e il suo pallore, che comunque lui non attribuiva alle mozzarelle gialle, visto che era abituato a mangiarne.

11) ROCCHI GOFFREDO

Impavido, inflessibile, incorreggibile. Le sue domande in adunata fanno impallidire e gli inquadratori e gli adunati. Regolamento, precedenti e soprattutto interessi personali sono i moventi delle sue iniziative. Il 13 più 2 non lo spaventa e non gli fa rinunciare all'abituale attività di streching, che Rocchi-Balboa pratica anche in occasione dei più brevi contrappelli dati dal S.Ten Tanelli.

12) SANTANDREA STEFANO

meglio noto come "ansia", ostenta sicurezza anche in tachicardia e sudorazione massiccia. Il suo sudore è l'unico in grado di sciogliere i berretti provocando infiltrazoni di agenti chimici di colore bluastro sulla fronte dello sventurato. Amante di giochi ludici e sportivi, tentava senza successo di portare a termine biblici tornei dagli improbabili esiti. Il suo: "Cazzo, non si marcia così!" era d'obbligo dopo l'alzabandiera.

13) SANTORO FRANCESCO

Ha ereditato dal suo padre adottivo il maresciallo Bello, l'omonima carica e in pochi giorni è riuscito a demolire la popolarità del parigrado maresciallo Rocca. Da ricordare che è stato fra i primi "caduti" dell'insano male diffuso dall'untore Pierro.

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